Cidi di Cesena, Cesenatico e Rubicone

Per non dimenticare… Tullio De Mauro

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Coordinamento Nazionale settembre 2018

Cara/o collega,
il Coordinamento Nazionale del 15 e 16 settembre ha visto la presenza di molti di noi riflettere sui tempi che stiamo attraversando ma soprattutto sul compito democratico assegnato dalla Costituzione alla scuola italiana.
Si allegano:
che troverete anche sul sito nazionale del Cidi insieme ad altri contributi molto importanti. 
Si coglie l’occasione per augurare un buon inizio dell’anno scolastico a tutti Voi.
Il Coordinamento del Cidi di Cesena, Cesenatico e Rubicone

 

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Memorial Beatrice Cerini 2017

di Jaime Enrique Amaducci

Diventare insegnanti per “vivere la soddisfazione di mettersi in gioco”… “per cercare di fare la differenza nella vita di qualcuno”.

Dopo il saluto iniziale del capo di Istituto Marco Molinelli, del Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale Giuseppe Pedrielli e del Sindaco di Forlì, Davide Drei, con le “semplici” parole riportate in premessa, emozionate ed emozionanti, Elisa Farneti e Veronica Monti, ex allieve del Liceo delle Scienze Umane G.B. Morgagni di Forlì e vincitrici delle borse di studio intitolate a Beatrice Cerini, hanno aperto i lavori del seminario del 9 ottobre 2017, condividendo con la numerosa platea dei presenti il proprio sogno: diventare insegnante.

Elisa si è iscritta al primo anno del Corso di Laurea in Lettere mentre Veronica a quello di Scienze della formazione primaria.

Diventare un’insegnante… Un sogno per il futuro?

Ma quale futuro? O meglio, quali futuri possono immaginare i “nativi digitali” e i loro post, ovvero i “mobile born”, la coding generation? (…. continua nel file di seguito allegato)

Memorial Beatrice Cerini 2017

IL PIACERE E LA FATICA DI CRESCERE… forse perché non c’è più il futuro di una volta?

Con il “Memorial” dedicato a Beatrice, anche quest’anno la famiglia Cerini-Lega offre alla comunità scolastica delle province romagnole una nuova occasione per ri-flettere sul mondo della scuola, per ri-pensare l’educazione… per ri-pensarsi educatori.

Un’opportunità per ri-lanciare principi pedagogici più che mai attuali per costruire un nuovo futuro insieme ai nostri bambini, ai nostri ragazzi, ai nostri figli.

Ancora una volta, Loretta e Giancarlo, ci regalano un dono speciale ricordando la figlia Beatrice che, come loro, ha amato la scuola e continua ad amarla, attraverso le azioni di tutti coloro che… non predicano la pedagogia ma la praticano nelle quotidianità educative.

Un grazie quindi a Beatrice ed a tutta la sua famiglia… un invito ad un appuntamento da non perdere: giovedì 9 novembre 2017, alle ore 15.00 presso l’Aula Icaro, Viale Roma 1, Forlì.

Ciao Beatrice.

 

Dì a qualcuno che io sono qui. Lettere di un’educatrice volontaria nel carcere di La Paz

Ieri sera, sabato 21 ottobre 2017, con mia moglie Silvia, il piccolo Pietro ed alcuni suoi compagni di classe accompagnati dai loro genitori ho partecipato alla cena di solidarietà organizzata da Don Pasquale di Sorrivoli a sostegno del progetto in Bolivia coordinato da Barbara Magalotti.

Sia tra i volontari che preparavano la cena che tra i commensali che hanno raccolto l’invito di Pasquale per incontrare Barbara, si poteva quasi toccare con mano il soffio di intesa solidale accompagnato dai fermenti di vita, dalle voci, dalle emozioni che si coglievano nello scambio di sguardi, di saluti, di giochi tra i bambini e i ragazzi presenti. Un vociare festoso si alzava dalle tavolate e abbracciava le pietre che sostengono gli archi e le mura degli scantinati del castello di Sorrivoli. Come nelle fiabe, le imponenti, antiche e fascinose vestigia murali sembravano vive. Nella loro staticità severa, protettiva e accogliente, facevano da cornice alle immagini che Barbara Magalotti aveva catturato in Bolivia. Toccanti testimonianze delle quotidianità del suo lavoro, svolto come volontaria per aiutare i ragazzi di strada e i bambini che vivono con i loro genitori nel carcere “San Pedro” di La Paz.

I bambini ed i ragazzi, silenziosi e attenti, ascoltavano le sue parole a fianco dei propri familiari, senz’altro colpiti e catturati dalla descrizione drammatica di questo triste spaccato della realtà latinoamericana che, nonostante tutto, Barbara raccontava con voce tranquilla, suadente, solare. Le sue riflessioni sono state affidate alle lettere che ha inviato agli amici in Italia e che sono state raccolte nel libro che ho comprato ieri sera, esposto nella piccola e discreta bancarella insieme ai prodotti realizzati dai bambini e dai loro genitori detenuti del carcere “San Pedro”.

Come ci suggerisce Andrea Canevaro (di cui riporto la prefazione al libro che può essere acquistato anche in formato e-book tramite il link di seguito riportato) le lettere di Barbara sono un esempio del “percorso interessante di tutte le raccolte epistolari. È il percorso che (Canevaro) ha l’abitudine di chiamare dell’ignoranza e della riduzione dell’ignoranza. Le memorie ricostruite a posteriori ripercorrono il tempo in cui certe cose non erano note a chi scriveva ma col senno di poi, con un aggiustamento forbito che permette di avere già in mente come si è, in seguito, risolto. Nelle raccolte epistolari il problema non ha una soluzione già vissuta. I problemi che ti sei trovata a vivere sono raccontati senza sapere come sarebbero andati avanti. Nella lettera successiva oppure diverse lettere dopo, potrai forse aggiornare chi ti legge. Questa capacità e questa voglia di raccontare diventano l’elemento importante quando, raccolte le lettere, permettono di seguire il filo dell’ignoranza che si dipana verso la curiosità, verso la conoscenza, incontrando nuovi campi da conoscere quindi nuove ignoranze da colmare. Alla parola «ignoranza» attribuisco un valore positivo straordinario: avere dei campi da esplorare perché non li cono­sciamo è probabilmente da connettere con quell’espressione che ho chiamato gioia di vivere e sguardo di simpatia col mondo. È la somma degli elementi che ho individuato in questa lettera che ti scrivo, scrivendola anche a chi legge perché abbia una modesta chiave di lettura di questo interessantissimo epistolario che ci metti a disposizione.”

… che altro dire? Oltre a ringraziare Barbara per quello che fa, il mio particolare ringraziamento va a Don Pasquale e agli amici che insieme a lui hanno lavorato, con passione, per realizzare una significativa e conviviale serata all’insegna dell’incontro, dell’amicizia e della solidarietà.

Buontutto a Voi e buona lettura.

Jaime Enrique Amaducci

 Dì a qualcuno che io sono qui

Per non dimenticare Adriana Tocco

Un pensiero di Alba Sasso per non dimenticare Adriana Tocco.
Cara Adriana…
È arrivata all’improvviso, ieri pomeriggio la notizia della scomparsa di Adriana Tocco, intellettuale napoletana, storica dirigente del Cidi e poi garante dei detenuti in Campania.
Una grande tristezza, un grande dolore. Ho pensato alla sua bella, grande famiglia, ai suoi amici, ai tanti che l’hanno conosciuta e stimata e che non hanno potuto fare a meno di volerle bene.
Era una gran donna Adriana, di grande cultura, di grandi interessi e curiosità, di grandi capacità politiche e organizzative. Di grandi passioni. Intrecciava serietà e allegria nel lavoro, con la battuta sempre pronta a rendere lieve ogni situazione.
Quando partí la strana avventura del Cidi ( l’espressione è di Bice Chiaromonte) Adriana fu tra i primi, insieme a Bari, a costituire il Cidi a Napoli. Poi se ne avviarono altri, che andarono a formare quella prima segreteria nazionale, presieduta da Luciana Pecchioli.
Erano gli anni ‘80 e nacque in quella stagione tra noi, in quella segreteria, una grande, profonda amicizia e insieme una grande comunità di intenti. Avemmo la capacità e la tenacia di trasformare temi, cosiddetti per “addetti ai lavori”, in temi di riflessione su una cultura della scuola che fosse adeguata al cambiamento d’epoca. Tema ancora oggi irrisolto. E penso, tra gli altri, al convegno che si tenne a Napoli, aperto appunto da Adriana sul tema ‘La cultura della scuola e la contemporaneità ‘.
Perché per Adriana, come per molti di noi, era quella del Cidi un’impresa politica, prima ancora che culturale. E il tema che ha accompagnato il suo impegno democratico,in qualsiasi attività abbia svolto, è appunto quello dei diritti, potrei dire del “diritto ad avere diritti”. Quello a un’istruzione di alta qualità per tutti- che nessun bambino resti indietro- quello alla dignità per ogni individuo -in qualsiasi luogo si trovi- che ha caratterizzato il suo straordinario impegno come garante dei detenuti in Campania.
Una vita, la sua, vissuta nel segno di un impegno convinto e generoso, circondata da stima e affetto, ma segnata anche da terribili dolori.
Ripercorro con la memoria il tempo lungo della nostra bella amicizia. Scherzavamo Adriana e io sul fatto che fossimo gemelle stellari, nate lo stesso giorno: l’otto di marzo.
E ogni anno facevamo a gara a chi telefonava per prima.
Cara Adriana, amica mia, anche questo mi mancherà. Che la terra, davvero, ti sia lieve.
https://m.facebook.com/alba.sasso.7/posts/10214013893439822

Per non dimenticare Adriana Tocco

di Giuseppe Bagni
“Adriana Tocco ci ha lasciati. Ci mancherà tantissimo, non solo per il suo impegno nel Cidi, ma come donna impegnata in tante battaglie sociali. Riporto le parole di Mauro Palma:
“Una grande perdita e un grande dolore, la scomparsa di Adriana Tocco. Sul piano personale ci legava un’amicizia lunga una vita, su quello dell’impegno politico ci hanno legato negli grandi temi di impegno sociale e politico: da quello del diritto alla conoscenza e, quindi, del disegno del sistema d’istruzione a quello delle periferie, nella sua Napoli e nella mia Roma, fino a quello dei diritti delle persone private della libertà e i nostri ruoli di garanti. Il carcere in particolare è stato il nostro ultimo terreno comune e la coerenza della detenzione con la fisionomia della pena delineata dalla Costituzione l’impegno che ha accompagnato ogni suo giorno fino a oggi. Ciao Adriana”.
Ciao Adriana da tutti noi.”

Giovanni Catti e Lorenzo Milani… I’care

A Villa Dionora, cullati dall’atmosfera suggestiva delle colline romagnole, domenica 23 e lunedì 24 luglio, sarà possibile seguire le tracce di Lorenzo Milani e dell’esperienza di Barbiana, più che mai attuale per far sì che la scuola non sia come “un ospedale per curare i sani“.

Accompagnati dalle testimonianze di chi ha avuto la possibilità di essere al fianco di Lorenzo Milani, la due giorni organizzata dalla parrocchia di Sorrivoli-Carpineta e dalla Coop. “La terra dei miti” sarà un’occasione di incontro, di riflessione e di confronto su un’idea di scuola da realizzare per consentire di imparare “a tutti e a ciascuno” senza dimenticare che “non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”…

DON MILANI, LA SCUOLA E LA GRAMMATICA: UN DIBATTITO IN CORSO

Paola Mastrocola, ex insegnante e scrittrice, e Franco Lorenzoni, maestro elementare e scrittore, sulla scuola e l’eredità di Don Milani. Con altre voci di esperti. (tratto da: www.giuntiscuola.it/lavitascolastica/magazine/news)

Lorenzo Milani

Nella trasmissione di RaiRadio3 Fahrenheit si sono confrontati Paola Mastrocola, ex insegnante e scrittrice, e Franco Lorenzoni, maestro elementare e scrittore, sulla scuola e l’eredità di Don Milani.

A questo link la puntata di Fahrenheit.

Franco Lorenzoni, nell’inserto culturale domenicale de Il Sole 24 ore (5 marzo 2017) ha scritto: “Pochi ricordano che, tra le origini della stesura collettiva della famosa “Lettera a una professoressa”, ci fu una corrispondenza tra i ragazzi del Mugello e i bambini di Mario Lodi, iniziata quattro anni prima. Quando Lodi si recò in visita a quella particolarissima scuola nell’estate del 1963, Don Milani fu molto colpito dall’idea della corrispondenza scolastica praticata dal maestro di Piadena e colse al volo quella possibilità, virandola a suo modo. In uno scritto che accompagna il primo invio di lettere, Milani racconta a Lodi in cosa consista l’impegnativo lavoro di “scrittura collettiva” che stava sperimentando a Barbiana. (…). Se si rilevano difficoltà di scrittura nei giovani – e anche tra chi ambisce andare ad insegnare – forse dovremmo domandarci se abbiano mai avuto la possibilità, nei 13 anni di scuola e 5 di università, di trascorrere 10 giornate di intenso corpo a corpo con la lingua e il senso della scrittura, come quelle proposte ai suoi ragazzi da Lorenzo Milani per scrivere una lettera. Se la scuola non è mai riuscita in Italia ad essere incubatrice di vocazioni, coma auspicava Calamandrei, ciascuno di noi dovrebbe porsi qualche domanda spietata e provare a fare la sua parte, accademici compresi”. (Leggi l’articolo completo).

Paola Mastrocola, sempre su Il Sole 24 Ore (26 marzo 2017), ha pubblicato una riflessione critica alla “Lettera a una professoressa” di Don Lorenzo Milani e al “donmilanismo”  (qui il testo) come una delle cause di una scuola “contro la grammatica”. “È da cinquant’anni che facciamo a scuola più Costituzione che grammatica; oggi in particolare facciamo Educazione alla cittadinanza, non certo Educazione alla grammatica”.

Molti i commenti e gli interventi che hanno seguito il dibattito tra Lorenzoni e Mastrocola nella trasmissione Fahrenheit. Segnaliamo quello di Cristiana De Santis, ricercatrice confermata presso l’Università di Bologna, esperta di grammatica valenziale: Uscire dal mastrocolismo (Lettera al Sole 24 ore) (a questo link il testo completo). Partendo dalla lettera di risposta all’appello dei 600 scritta da M. G.Lo Duca, De Santis scrive:  “Il problema della scuola italiana non è che si fa poca grammatica esplicita: è che se ne fa tanta ma se ne impara pochissima perché viene insegnata in modo deduttivo (definizione – esempio – esercizio), non motivante e privo di ancoraggi alla grammatica implicita e alla pratica dei testi (quindi senza ricadute sulle competenze e sulle abilità linguistiche). (..) Serve un dibattito serio sulla ‘nuova questione linguistica’ (di cui il calo delle competenze nelle nuove generazioni è solo uno dei sintomi) di fronte alla quale ci pongono – oggi come negli anni Sessanta – i cambiamenti sociali e culturali in atto”.

29 Marzo 2017

IO contro NOI? Formare alla cittadinanza responsabile

E’ possibile pensare (e costruire) un mondo migliore?
Condividiamo l’invito ricevuto dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC-CGIL) per il primo dei tre incontri sui temi della CITTADINANZA SOLIDALE che si terranno a Cesena, presso la Camera del Lavoro in Via Tito Maccio Plauto n. 90, dalle ore 17.30 alle 19.00 a partire dal prossimo venerdì 3 marzo 2017. Il Professore ANDREA CANEVARO aprirà il percorso formativo presentando le biografie parallele di GERMAINE TILLION e NUTO REVELLI, due persone che hanno vissuto con pensieri e azioni in stretto rapporto al tema delle marginalità.

incontri-flc-marzo-aprile-2017

SETTE PAROLE PER SETTE LEZIONI: Lavoriamo insieme per una nuova didattica della letteratura

SAVE THE DATE: 23-24 febbraio a Forlì, una due giorni sull’educazione alla letteratura nella scuola secondaria. organizzata congiuntamente da editore PALUMBO e CIDI di FORLI’. “SETTE PAROLE PER SETTE LEZIONI: Lavoriamo insieme per una nuova didattica della letteratura”. L’attività è riconoscita come come formazione in servizio ed è gratuita. Occorre però iscriversi al corso che è a numero chiuso.
Per informazioni si può consultare il sito dell’editore Palumbo, al link sottostante.
http://www.palumboeditore.it/Eventi/SchedaEvento/tabid/357/id/591/Default.aspx
Referente e indirizzi: Silimbani Paola, Presidente del Cidi di Forlì. e-mail: silimbanipaola@libero.it
locandina
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